Bigattiera

blog per i diritti dei bambini e delle bambine del campo della Bigattiera – Pisa

Amaro retrogusto della prepotenza: una denuncia al maestro Randazzo

In questi giorni si parla ancora di Bigattiera. Se ne parla quando è imminente uno sgombero o quando arriva la solita contestazione di evasione dell’obbligo scolastico a molti dei genitori dei bambini che vi abitano. Ne sono arrivate quattro in quattro anni, dal momento in cui la Giunta Comunale del sindaco Filippeschi, dell’assessora alle politiche sociali Ciccone e dell’assessora alla pubblica istruzione Chiofalo, decideva di sopprimere il pulmino che portava quei bambini a scuola.
Quattro anni fa, di fronte ad una così evidente violazione del diritto costituzionale di veder rimossi gli ostacoli sociali ed economici che limitano la frequenza scolastica, alcune persone – io tra queste – si sono indignate. Hanno chiesto e ottenuto incontri inconcludenti con l’assessora Ciccone. Hanno scritto sui giornali. Hanno aiutato, con enorme fatica, gli abitanti del campo ad organizzarsi.
Se da una parte alzavano la voce, dall’altra continuavano a portare la loro solidarietà concreta, chi regalando pacchi di alimenti, chi accompagnando alcuni bambini a scuola, chi aiutando a districarsi nell’ingarbugliata legislazione, chi leggendo le lettere che arrivavano dalla Questura o dal Comune, chi solamente andando a trovare quelle persone così isolate e sole.
Dalla Giunta invece non si muoveva nulla. Il Consiglio Comunale il primo agosto 2013 ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si impegnava la Giunta a ripristinare il servizio di trasporto scolastico, l’erogazione di acqua potabile e corrente elettrica. La Giunta lo ha ignorato.
Ad oggi, più di trenta bambini continuano ad andare a scuola in maniera saltuaria. Chi aveva 6 anni alla prima lettera di evasione dell’obbligo, ora ne ha 10. Ha saltato le scuole elementari e si appresta ora a saltare le medie.
Tutto questo mi porta alla mente una lettera d’altri tempi. Quella di don Lorenzo Milani che, nel 1967 scriveva, insieme ai suoi ragazzi “Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che ‘respingete’. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate” (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, 1967)
Negli anni ’60 i poveri erano i contadini delle nostre terre, mezzadri di potenti latifondisti. Oggi i poveri sono gli zingari, respinti nell’elemosina o nella delinquenza.

Sono passati quattro anni, nei quali non ho mai smesso di oppormi ad un’ingiustizia che sembra quasi accanimento, contro questi bambini. Beh, un bel giorno mi accorgo che non tutti nella Giunta sono rimasti immobili per tutto questo tempo. Infatti, l’ex assessora Ciccone, che quando ne aveva le possibilità poco ha fatto per risolvere il problema, si è presa la briga di denunciarmi per diffamazione a mezzo stampa. Avevo scritto sul Tirreno che lei proponeva di trasportare i bambini a scuola nei cassoni dei furgoni, insieme ai rottami del ferro. E questo, secondo lei, ledeva la sua dignità di persona. Non voglio in questa sede entrare nel merito dell’accusa: il registro dell’articolo era palesemente sarcastico e non c’era da parte mia nessun intento diffamatorio nei suoi confronti.
Invece vale la pena di soffermarsi sull’utilizzo della denuncia come soperchieria, come strumento politico di opposizione contro il dissenso. Il sistema è semplice e in genere efficace. Invece di risolvere i problemi di quei bambini, condannati ad un futuro di miseria e fango, di marginalità e di probabile delinquenza, si parla della reputazione della signora Ciccone, così chi difende i loro diritti sarà costretto a fermarsi e occuparsi di difendere se stesso in tribunale. Intanto questi ragazzini continuano a esistere, a riflettori spenti, senza acqua potabile e senza energia elettrica, come all’inizio dell’Ottocento qui da noi e come ancora oggi accade nelle baraccopoli di Nairobi.

Così va il mondo, ha detto il mio avvocato quando gli ho raccontato la mia vicenda.
Va proprio come negli anni ’60, ho aggiunto io. E fa parecchio schifo.

Io, forte del precedente illustre, sono sempre qui. Scrivo libri per ragazzi nei quali do parola a bambini rom. Porto avanti una classe in cui un terzo degli alunni sono rom. Scopro ogni giorno che i bambini rom sono come tutti gli altri: simpatici, curiosi, rumorosi, insistenti e, soprattutto, hanno quel diritto all’istruzione che io, come dipendente dello Stato, devo cercare di garantire.

Intanto, la fase preliminare del mio processo è terminata. Ora aspetto la prima udienza che si terrà a dicembre. La aspetto con la tranquillità economica di un gruppo di amici che ha deciso di sostenere le spese, con la tranquillità etica di pensarmi dalla parte giusta della storia, quella di chi esprime pacificamente in proprio dissenso con l’intento di veder rispettati i diritti dei più deboli.

Sono convinto di non essere l’unico a pensarla così. Penso che siamo in tanti, molti di più di quanto non sembri a chi quei diritti continua a calpestare. Allora, invece di intimidirci, rilanciamo! Se tutta questa storia ti ha fatto rizzare i capelli, contribuisci a sostenere le spese processuali con una piccola quota di 10 euro (più siamo e più ci dividiamo le spese) e firma la lettera di sostegno qui di seguito.

Un sentito ringraziamento.

Luca Randazzo
maestro e scrittore

Per le firme e i contributi, scrivere a: processorandazzo@gmail.com

LETTERA DI SOSTEGNO

Noi sottoscritti cittadini di Pisa troviamo indegno che la politica si riduca a intimidazione attraverso le denunce per diffamazione. Rigettiamo con forza questo strumento e esprimiamo la nostra solidarietà al maestro Randazzo contribuendo alle sue spese processuali.

[Chiediamo con forza che il Comune rispetti l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il primo agosto 2013, che interrompa lo sgombero in atto, che ripristini per questo anno scolastico il pulmino scolastico, l’acqua potabile e la corrente elettrica alla Bigattiera, in attesa di una soluzione dignitosa per tutte le famiglie che vi abitano.]

Poiché il Comune ha provveduto ad eseguire lo sgombero forzato della Bigattiera in data 30/09/2015 il periodo precedente è sostituito da:

Chiediamo con forza al Comune che a tutti coloro che sono stati sgomberati dal campo della Bigattiera, garantisca nei luoghi in cui sono stati mandati una situazione abitativa sicura e dignitosa, con i servizi minimi di luce, acqua e trasporto scolastico, per permettere ai bambini di ricominciare a frequentare la scuola.

—————

Pubblichiamo qui sotto le persone che hanno sottoscritto la lettera del maestro Luca Randazzo e che lo sostengono nelle spese processuali;

Rita Di Ianni
Cristina Morganti, informatica.
Stefano Gallo
Serena Leoni
Valentina Alberti
Maria Scermino
Nadia Pisanti
Maurice ter Beek
Daniela Lucatti
Mariangela Priarolo
Leila D’Angelo
Luigi Piccioni
Tiziana Noce
Piernicola Oliva
Sabrina Cicogna
Simone D’Alessandro
Martina Pignatti Morano
Sandra Faita
Luca Odetti
Marco Ricci
Martina Lombardi
Fabrizio Sebastian
Silvia Giamberini
Francesco Nachira
Maria Rosaria La Catena
Rino Razzi
Marta Galluzzo
Mauro Pezzini
Lucia Zullo
Roberto Sirtori
Annamaria Medri
Marco Chiletti
Maria D’Auria
Antonio Luigi Cannoletta
Giulia Gallo
Giovanni Guerrieri
Clelia Bargagli
Luca Vozza
Michele Boreale
Marida Lazzerini
Rosa Gini
Stefano Carpita
Paolo Acquistapace
Maria Eugenia Occhiuto
Francesco Tognarini
Chiara Martina
Giuseppe Lo Castro
Laura Saredo Parodi
Emilia Venturato
Maria Angela Vigotti
Eleonora Fiori
Lidia Marchiani
Andrea Luppichini
Lorenzo Bertini
Giovanni Mandorino
Laura Santoni
Federico Andreazzoli
Tamara Mugnai
Iselda Barghini
Pia Basile
Marta Galluzzo
Francesca Ceron
Marco Cornolti
Francesco Gesualdi
Lorenzo Carletti
Fabiana Bartalini
Carlo Gazzetta
Ilaria Ferretti
Gianluigi Occhipinti
Maria Sciuto
Cristina Fusi
Angela Rugani
Giulia Borghesi
Stella Gianfreda
Sultan Dibran
Simonetta Ghezzani
Umberto Mugnaini
Tomaso Esposti Ongaro
Elena Salsi
Mauro Gemmi
Maria Emma Allegri
Valentina Bellé
Lisa Salvetti
Nicole Oreel
Sandra Giuntoli
Matteo Pompili
Giuliana Moruzzi
Mara Pacini
Chiara Baratti
Solange Costa
Valentina Marchetti
Lisa Vanni
Tommaso Piccioli
Matteo Pelosini
Patrizia Tortorici
Roberto Barbieri
Bruna Gatta
Annamaria Bernini
Annamaria Teresi
Donatella Modesti
Rossana Bonuccelli
Flavia Siciliano
Alberto Zoratti
Annamaria Columbu
Marino Cofler
Sandra Delaiti
Orietta Rossipinelli
Luisa Moruzzi
Anna Cortini
Franco Sarcinelli
Doris Valente
Giovanna Moruzzi
Alberto Tomasi
Annalisa Tomasi
Chiara Mangani
Angelo Lucia
Monica Biondi
Pier Antonio Biondi
Uliva Niccolai
Marco Doveri
Giovanna Brovelli
Elvira dell’Oro
Simone Contiero
Claudio Javier Pardini
Manuela Furrer
Davide Fiaschi
Francesco Griva
Enrica Magnaghi
Giuseppe Pautasso
Patrizia Taglioli
Marina Marcella Ruffo

 

————————–
Caro Luca,
Le vicissitudini conseguenti al tuo impegno a favore dei bambini e dei ragazzi della Bigatteria hanno giustamente scandalizzato me come tanti altri. Leggo sui giornali che anche altri insegnanti di questi bambini deplorano l’accaduto vedendo compromesso il loro lavoro e i loro sacrifici.
La rimozione delle baracche della Bigatteria senza che sia stata preventivamente approntata e avviata e una soluzione realmente percorribile in grado di finalmente assicurare l’obbligo scolastico ai bambini e ragazzi coinvolti, va contro ad ogni senso comune, oltre che contro alla Costituzione Italiana e alle dichiarazioni dell’ONU (1)
Si compie un’altro passo del già avviato processo di trasformazione della scuola da luogo in cui la comunità educa i suoi minori, ad una azienda dispensatrice di servizi alle famiglie considerate “clienti”.
Mi annovero dunque a quanti ti hanno già espresso solidarietà, sperando che siano poi anche numerosi a manifestarla con la loro presenza al tuo processo. Anche a nome di altri attendo un tuo cenno riguardo alle modalità per poter partecipare alle spese processuali.

Con stima immutata conoscendo il tuo lavoro,
molto cordialmente
Mariano Dolci

(1) (Dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (ONU, 16/12/1966, entrato in vigore il 23/3/1976). In particolare, art.24: “Ogni fanciullo, senza discriminazione alcuna fondata sulla razza, l’origine nazionale o sociale, la condizione economica o la nascita, ha diritto a quelle misure protettive che richiede il suo stato minorile, da parte della famiglia, della società e dello Stato.”

————————–

Io sostengo il maestro Randazzo,
e con lui voglio sostenere gli uomini, le donne e i bambini che vengono considerati come corpi estranei alla società civile, non perchè lo siano realmente ma perchè la società civile non li vuole accogliere, li respinge, dimostrando di fatto che poi così civile non è.
Daniela Rispoli

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Questa voce è stata pubblicata il 29 settembre 2015 da .

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