Bigattiera

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«Discriminatoria l’idea di un numero massimo di rom a Pisa» – Le associazioni si rivolgono al Prefetto

Alla C.A. di:

– S.E. il Sig. Prefetto di Pisa –

– Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali UNAR –

Oggetto: conferenza stampa 11 Dicembre 2014. Richiesta chiarimenti e osservazioni

Gentile Signor Prefetto,

ci rivolgiamo a Lei per chiedere chiarimenti e per proporLe alcune osservazioni in merito alle dichiarazioni recentemente rilasciate dal Vice-Prefetto Vicario, dott. Massimo Romeo.

Premesso che:

– A quanto risulta dai resoconti riportati sulla stampa locale, in data 11 Dicembre 2014 si è tenuta una conferenza stampa congiunta Comune di Pisa-Prefettura di Pisa, convocata per comunicare alla cittadinanza alcune iniziative assunte dai due enti in materia di insediamenti abitativi informali sul territorio comunale;

– Gli esiti della conferenza stampa compaiono sia sul quotidiano «Il Tirreno» (cfr. Giovanni Parlato e Rebecca Pardi, I nomadi sul territorio sono 860, resterà soltanto chi è in regola, «Il Tirreno», 12 Dicembre 2014, cronaca di Pisa, pag. V) che sul giornale «La Nazione» (cfr. Eleonora Mancini, Ultimatum per i rom, «gli illegali vadano via», «La Nazione», 12 Dicembre 2014, cronaca di Pisa, pag. 4). Pur con alcune piccole differenze, i contenuti sono convergenti, tanto da far ritenere che le dichiarazioni riportate siano conformi a quanto è stato effettivamente detto nel corso della conferenza stampa (si allegano, per opportuna conoscenza, gli articoli citati);

– Il quotidiano «La Nazione» riporta tra virgolette le seguenti affermazioni dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Pisa, dott.ssa Sandra Capuzzi: «Il nostro obiettivo è ridurre il numero di rom sul territorio: da 800 a 400. Non è un numero chiuso, ma un numero sostenibile. Le risorse non bastano per tutti e devono essere dedicate a chi se lo merita sotto il profilo della legalità». Dal canto suo «Il Tirreno» riporta la stessa dichiarazione, sempre tra virgolette, con alcune varianti lessicali: «I nomadi censiti sono 860 e il nostro obiettivo è arrivare alla metà. Non si tratta di un numero chiuso, ma di perseguire una via sostenibile e nel rispetto della legalità che deve valere per chiunque» (i corsivi in entrambe le citazioni sono nostri);

Considerato che:

– In Italia la normativa in materia di soggiorno e di residenza (decreto legislativo 286/1998 e successive modifiche per i cittadini stranieri; decreto legislativo 30/2007 e successive modifiche per i cittadini comunitari; legge 1228/1954 e D.P.R. 223/1989 in materia di residenza; art. 43 Codice Civile) non prevede la possibilità di introdurre limitazioni al numero di residenti in un determinato territorio comunale. Le restrizioni al soggiorno dei cittadini stranieri (ad esempio quelle previste all’art. 3, quarto comma, del decreto legislativo 286/98) sono comunque fissate dallo Stato centrale, cui è riservata in via esclusiva l’intera materia del soggiorno e della residenza (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 117, seconda comma, lettere i);

– Non è perciò facoltà dei Comuni introdurre quote massime, né limiti numerici di «sostenibilità», alla residenza e alla presenza di cittadini, siano essi stranieri, italiani o comunitari; 

– In ogni caso, eventuali limitazioni al diritto di residenza o al diritto/facoltà di soggiorno non possono essere disposte su base etnica. In altre parole, mentre è possibile – per lo Stato centrale, non per le amministrazioni comunali – contingentare o limitare gli ingressi e i soggiorni dei cittadini stranieri, non è consentito introdurre le medesime disposizioni restrittive per specifiche categorie individuate su base etnica. Non è quindi legittimo disporre «numeri massimi», né parlare di «sostenibilità», con riferimento agli aspetti quantitativi della presenza di rom e sinti. Ciò violerebbe il principio di ragionevolezza che sempre deve ispirare le politiche in materia di immigrazione (Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, sentenza n. 62, 1994), e costituirebbe una evidente discriminazione su base etnico-razziale, vietata tanto dalle norme interne (Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3; decreto legislativo 286/98 e successive modifiche, art. 43), quanto da quelle comunitarie e internazionali (cfr. inter alia, Direttiva 2000/43/CE del Consiglio Europeo che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica; Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 21 dicembre 1965, ratificata dall’Italia con legge n. 654 del 13 ottobre 1975);

– Non si comprende quindi come un rappresentante della Prefettura, nel pieno esercizio delle sue funzioni, abbia potuto avallare una dichiarazione – quale quella resa dall’Assessore Capuzzi – che travalica i limiti delle proprie competenze istituzionali, in violazione dello spirito e della lettera della Carta Costituzionale;

– Parimenti, non si comprende come la Prefettura di Pisa abbia potuto rendere dichiarazioni pubbliche che veicolano contenuti discriminatori su base etnica;

– Suscita inoltre perplessità – benché si tratti di un aspetto non censurabile dal punto di vista strettamente giuridico – la scelta di comunicare nuove iniziative locali in materia di rom e sinti, senza alcun coinvolgimento dei diretti interessati, ma con la partecipazione attiva di «comitati di quartiere» (quali quello di Putignano) che da alcune settimane propongono lo sgombero e l’allontanamento di specifiche comunità rom. Si ricorda che tanto l’Unione Europea (Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 5 aprile 2011, Quadro dell’UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020, COM(2011) 173 definitivo) quanto il Governo italiano (Unar – Ufficio Nazionale per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazione fondate sulla razza e l’origine etnica, Strategia Nazionale di inclusione dei rom dei sinti e dei caminanti. Attuazione della Comunicazione Commissione Europea n. 173/2011) raccomandano il coinvolgimento delle comunità rom, sinte e caminanti in tutti i percorsi decisionali che li riguardano.

Per tutti questi motivi, le scriventi associazioni chiedono:

– Se le dichiarazioni riportate dalla stampa locale, attribuite al Vice-Prefetto Vicario dott. Massimo Romeo, corrispondano a quanto effettivamente detto nel corso della conferenza stampa dell’11 Dicembre u.s.;

– Se S.E. il Prefetto intenda rettificare tali dichiarazioni in un senso coerente con le  normative vigenti in materia di residenza, immigrazione e discriminazione;

– Se S.E. il Prefetto intenda richiamare il Comune di Pisa al rispetto delle predette norme, e a un’azione amministrativa che tenga conto delle competenze e delle prerogative assegnate dal nostro ordinamento agli Enti Locali;

– Se S.E. il Prefetto intenda coinvolgere le comunità rom, sinte e caminanti, e più in generale la società civile impegnata nel contrasto alle discriminazioni, nella definizione degli interventi relativi a queste comunità

È gradito cortese riscontro alla presente lettera. Si coglie l’occasione per porgere i più cordiali saluti e i migliori auguri di un Buon Natale e di un felice anno nuovo.

Associazione Africa Insieme Pisa
Progetto Rebeldia Pisa 
Comitato per i Diritti dei bambini e delle bambine del campo della Bigattiera, Pisa
OsservAzione – Centro di Ricerca Azione per i diritti di rom e sinti

Pisa, 18 Dicembre 2014

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2014 da .

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